Libertà al Cile 1974


il golpe cileno

Il presidente cileno, Salvator Allende salì al potere nel settembre del 1970, nello stesso momento l’amministrazione americana Nixon, costituì una commissione detta “dei quaranta” con l’incarico di monitorare gli eventi. In una precedente candidatura del Presidente Allende la CIA, aveva appoggiato il partito cristiano democratico per fermarne l’ascesa. Nei sessanta giorni successivi all’elezione prima dell’insediamento della presidenza Allende, le strategie per fermarlo furono diverse, dalla corruzione dei politici conservatori all’intenzione di provocare un colpo di stato dopo il rapimento del comandante delle forze armate, entrambe le strategie fallirono. I progetti dell’opposizione continuarono, nel dicembre del 1971 ci fu un primo attentato terroristico, saltò la rete elettrica, e dei distaccamenti di Carabineros riportarono l’ordine con le armi causando un alto numero di feriti e di arresti. Oltre ai diversi successi della presidenza Allende, si susseguirono diversi disordini interni, ad esempio il movimento agrario che cercò di occupare le proprietà agricole, l’ingigantirsi della protesta costrinse il presidente ad accettare la situazione. Nel giugno del 1973 un battaglione con carri armati lanciando granate invitò all’insurrezione, ma tutte le postazioni di funzione furono occupate dopo la richiesta del presidente, e il colpo di stato fu sventato in poche ore. La presidenza Allende portava avanti la riforma per la nazionalizzazione del rame e delle compagnie telefoniche, l’opposizione intanto tradiva l’impegno di fedeltà alla legge mandando in campo i teppisti armati. L’11 settembre 1973 un comunicato del presidente avvertì la popolazione di quanto succedeva, un settore della marina aveva occupato la citrtà portuale insorgendo contro il governo, fu fissato un ultimatum che imponeva l’abbandono del Palazzo della Moneda, sede presidenziale, entro le 11 altrimenti le forze aeree cilene l’avrebbero attaccato, come successe. Successivamente fu comunicato dalla giunta che il Presidente Salvator Allende si era suicidato.

 

Discorso del Presidente Salvator Allende trasmesso da Radio Magallanes l’11 settembre 1973

 

“Pagherò con la vita la difesa dei principi cari a questa mia patria. Cadrà l’ignominia su quelli che hanno violato le promesse, tradito la parola, rotto i principi delle forza armate. Il popolo deve stare all’erta e vigilare. Non deve lasciarsi provocare, ma neppure lasciarsi massacrare; deve difendere le sue conquiste. Deve difendere il diritto di costruirsi con il proprio lavoro una vita degna e migliore. Una parola per quelli che, dicendosi democratici, hanno istigato questa sollevazione, per quelli che, dicendosi rappresentanti del popolo, hanno creato turbamenti e hanno manovrato per rendere possibile questo passo che getta il Cile in un precipizio. In nome dei più sacri interessi del popolo, in nome della patria, vi parlo per dirvi di avere fiducia. La storia non si legge né con la repressione né con la criminalità. Questa è una tappa che verrà superata, è un momento duro e difficile. E’ possibile che ci schiaccino, ma il domani è del popolo, dei lavoratori. L’umanità avanza per la conquista di una vita migliore. Compatrioti è possibile che facciano tacere le radio, e allora vi saluto per sempre, in questo momento passano gli aerei. E’ possibile che ci distruggano. Ma sappiamo che siamo qui almeno come esempio , per mostrare che in questo paese vi sono uomini che tengono fede agli impegni che si sono assunti. Rimarrò per mandato del popolo, e per la volontà cosciente di un Presidente che ha la dignità della sua carica. Forse è l’ultima volta che mi posso rivolgere a voi. L’aviazione ha bombardato le torri di Radio Portales e Radio Corporation. [...] La storia è nostra è il popolo che la fa. Lavoratori della mia patria, desidero ringraziarvi per la lealtà che avete sempre avuto, per la fiducia che avete posto in un uomo che è stato solo un’interprete di grandi aneliti di giustizia, che ha giurato di rispettare la costituzione e la legge, e che lo ha fatto. [...] Sicuramente Radio Magallanes verrà ridotta al silenzio e la mia tranquilla voce metallica non giungerà più. Non importa, continuerete a sentirla. Sarò sempre insieme a voi, almeno sarò ricordato come un uomo degno, leale con la propria patria. [...] Viva il Cile, viva il popolo, viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole, sono certo che il sacrificio non sarà inutile. Sono certo che sarà almeno un esempio morale contro la viltà e il tradimento”.

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