Libertà al Cile 1974


Il golpe continua

Carlos Prats

 

Il generale Carlos Prats, Comandante in Capo dell’Esercito e vicepresidente del Cile durante la presidenza Allende, è stato assassinato a Buenos Aires il 30 settembre 1974. Prats è stato raggiunto insieme alla moglie da una bomba al plastico che ne ha dilaniato i corpi. L’esecuzione, spettacolare quanto efficace, è avvenuta nel quartiere residenziale << Palermo>> dove il generale e sua moglie avevano eletto la loro residenza di esuli dal Cile. Prats era stato nominato Comandante in capo dell’esercito dall’ex Presidente Frei, riconfermato nell’incarico da Allende. Il giorno prima della nomina di Allende un commando della CIA aveva assassinato il generale Schneider, precedessore di Prats. Carlos Prats , trasformò le ipotesi teoriche di Schneider in norma di comportamento permanente, fu un lealissimo collaboratore del Capo dello Stato. Lo Stato Maggiore della sedizione centra il fuoco su di lui, la CIA cerca di distruggere la sua credibilità ed il suo prestigio con i suoi subalterni. Nel giugno del 1973 la CIA simula un’attentato e lo costringe a dimettersi. Nella lettera di dimissioni al Presidente Prats afferma:<< [...]Nel constatare che in questi ultimi giorni coloro che mi denigrano accusandomi di turbare l’equilibrio di un settore dell’esercito si sono fatti più pressanti , stimo mio dovere di soldato di solidi principi non diventare non diventare elemento di rottura della disciplina istituzionale, ne da servire da pretesto per che mira all’abbatimento del governo costituzionale>>.

 

Miguel Enriquez

 

Nei giorni della Biennale arrivava notizia di un’altra vittima, la Giunta Militare cilena annunciava la morte di Miguel Enriquez, Segretario Generale e leader del Movimento di Sinistra Rivoluzionaria, nel comunicato si leggeva che era morto durante uno scontro con le forze armate e la compogna era rimasta gravemente ferita. Effettuato il golpe fascista, Miguel Enriquez aveva annunciato pubblicamente che il MIR non si sarebbe rifugiato nelle ambasciate non avrebbe cercato protezione , ne sarebbe andato in esilio all’estero. Dichiarò che avrebbe lottato all’interno del Paese contro la tirannia fascista. Clandestinamente ha emesso decine di comunicati, esortando alla resistenza e alla formazione di un Fronte Antifascista.

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